lunedì 25 maggio 2015

LA MAFIA, FALCONE E LO STATO ITALIANO

L'Italia delle parole. L'Italia delle frasi fatte. L'Italia dei vaneggiamenti. L'Italia dei ministri. E dei presidenti, tutti uguali, tutti con l'oro in bocca che luccica. L'Italia di Luigi Cesaro, di Francantonio Genovese, di Vincenzo De Luca. D'altronde le sentenze, qui sono pagine stracciate da qualche romanzo di seconda mano. Non valgono niente. E come niente, da condannati o prescritti – che non è assoluzione – ancora rimangono avvinghiati a quel mondo politico tanto caro a loro. Come a dire che in questo Paese non ci sia nemmeno la voglia di riformare, di rinnovare, di rivoluzionare un sistema marcio. Corrotto. Perverso.
Probabilmente è proprio così, e di nomi e cognomi se ne trovano per mille pagine in quel romanzo.
L'Italia di Expo e della farsa degli appalti spartiti in mazzette. L'Italia di Mafia Capitale – voglio dire, almeno vent'anni per spazzare via ciò che già era nato con la banda della Magliana, e tutti sapevano –. E truffe nelle truffe, in un gioco cronicamente malato dove vince il più falso, mascherato nei comizi da un bene irreale.
E' la politica italiana, niente di più. 
Infondo questa è l'Italia delle condanne. L'Italia delle censure. L'Italia delle morali cattoliche. La stessa Italia che s'allaccia alla 'ndrangheta per due pugni di voti alle elezioni. E' un controsenso, certo. Ma tutta l'Italia, a cominciare dal Presidente del Consiglio, è un perpetuo controsenso. 

Sono davvero i giorni di Falcone e sua moglie Francesca Morvillo? Sono davvero i giorni di Rocco Dicilio, Antonio Montinaro e Vito Schifani? No, non lo sono. Perché loro rimarranno, nolenti o volenti, solamente le vittime di una palude di potere e controllo del potere. Dalla strage di Capaci a quella di Via d'Amelio, dal sangue di Bologna al dispotismo poliziesco nella scuola Diaz a Genova, l'Italia non ricorda eroi ma cadaveri sepolti sotto un cumulo di indifferenza e menefreghismo. La gente dimentica, i politici ci mangiano sopra. E la mafia forse non uccide più – o almeno non quanto negli anni '80 e '90 – ma chi pensa e afferma, tipo Mattarella, tipo Renzi, tipo tutti quei ministri che gongolano a palazzo, che da quel '92 è partita una cruenta lotta contro la mafia, beh mente. E mente sapendo di mentire. Non c'è mafia più grande di questa. Perché questa è l'Italia delle parole, delle lodi a sé stessa, tipicamente narcisista. Questa è l'Italia che getta al vento discorsi stampati a memoria ma che scompaiono nella propria retorica.

Oggi tocca a Falcone. Domani a Borsellino. E dopodomani lo Stato fuggirà nuovamente dietro la sua maschera.