lunedì 9 marzo 2015

SABBIE MOBILI

Tutto va giù, affossato in sabbie mobili, svilito nel caldo primaverile di Verona. Il pomeriggio è scialbo. La Roma lo è, il risultato ne è solo una diretta conseguenza, come se la maglia avesse smarrito tra l'erba degli stadi i suoi colori più accesi: il rosso e l'arancio. E forse è proprio questo che manca: l'ardore, l'impeto, il fuoco che divora il fegato e lo stomaco, la gola e le pupille.
L'intero corpo.
Sono incazzato, come ciascun romanista dovrebbe esserlo, se realmente ama la Roma. Brucio dentro, non c'è amore senza discussione, litigi, diverbi, rabbia a volte. Sono i segni più vividi di un legame, qualunque esso sia. Altrimenti tutto ricade nell'apatico menefreghismo condensato nel silenzio. Ed è come la vena sopra al collo di Daniele, pronta ad esplodere. Sì, ce l'abbiamo anche noi tifosi.
Furiosi.
Questo non sarà mai un inno alla violenza, alla collera, ai sassi scagliati contro le auto dei giocatori, ai pezzi di merda, ma solamente le parole di chi spera in una riscossa. Oggi, come ogni Domenica, perché altrimenti farei altro alle tre del pomeriggio o alle nove di sera. Cos'è che mi trattiene incollato alla televisione o al seggiolino blu dell'Olimpico? Sono incazzato.
rossa come er core, né gialla come er sole, la Roma naviga in un limbo d'incertezza. Manca il fuoco. Manca il condottiero, che nei momenti di debolezza scova il guizzo e tira fuori dalle sabbie mobili i suoi soldati. E' una ragnatela di dubbi che non trovano risposta. Forse sono le gambe troppo infossate nella palude, o forse sono insicurezze solidamente mentali, ma gli errori sono costanti. Reiterati. Da mesi, non da giorni. Chiedere la testa di Garcia sarebbe inutile e deleterio, cancellerebbe il profondo lavoro svolto sino ad ora. Eppure urge mettere una pezza, tamponare, capire anche solo una parte dei problemi che affliggono la nostra Roma. E ripartire. E' una Roma da romanisti, dice una persona che stimo moltissimo. Ha ragione, ma Dio se sono incazzato.
Sarà l'amore per la Roma.
Sarà che credo ancora ad una Roma da Scudetto con Garcia e l'intera dirigenza americana e non.

Sarà che ti amo, Roma mia.