mercoledì 18 marzo 2015

PARMA, L'EPILOGO CHE E' SOLO L'INIZIO: CRONACA DI UN MONDO MALATO.

E' lo scherzo che dura poco, è lo scherzo che poi tanto scherzo nemmeno è. Chiuso per rapina, l'eufemismo di un mondo malato, sazio di lealtà, affamato di inganni. Sono i tempi tecnici delle promesse, vaneggiate nell'aria da un volto affabile, nuovo. Nuovo che è sinonimo di vecchio, come i vizi radicati di chi fa della rapina l'ossigeno che scorre nelle vene, non c'è mattina che sorga senza la spasmodica ricerca dell'imbroglio. Imbrigliati in lacci bagnati dalla falsità, tutti questi personaggi – non uomini – si compiacciono di ciò che fanno. Manenti e quel viso trasandato, l'auto confiscata e la camera affittata a Collecchio, vivacchiando senza TV e frigobar. Al risparmio, pochi spicci, tanta finzione. Ma che ha fatto di male Manenti? Poco nulla, se non abbindolare migliaia di tifosi sconfortati, abbattuti, delusi. Non è questo il punto, l'arresto era preventivabile per una figura ambigua. Perché poi ci sono i veri colpevoli, quelli che tramano i fili della marionetta Manenti, invisibili alle denunce e alla sollevazione popolare. Loro sì che hanno disintegrato il Parma, come se lo scandalo Parmalat non fosse già abbastanza per una città che ieri sognava l'Europa, oggi s'è rassegnata al fallimento. C'è Ghirardi, il magna magna, il presidente dalle feste faraoniche pur non possedendo un soldo bucato. C'è Leonardi, l'arista incompreso, l'amministratore delegato dai duecento ed oltre calciatori tesserati. Un ginepraio di follia, di assegni scoperti e stipendi persi nella speranza. Sono spariti, e chissà mai se li rivedremo ancora. Probabilmente sì, Moggi ancora galleggia tra un salotto e l'altro. Casi talmente differenti, da essere così analoghi.
E in fondo Parma – lo sappiamo tutti, ma nessuno ha il vero coraggio di ammetterlo – è solamente la punta di un iceberg che presto o tardi precipiterà, affondando la nave forellata delle Serie A, e sommergendo i tifosi di altri scalpori, vergogne. L'estero ci deride, urgono cambiamenti, ma forse nessuno vuole realmente cambiare. Oggi va così, tra fittizi uomini d'affari e piazze illuse, fra guadagni squisitamente personali e dipendenti sull'orlo della bancarotta. Gente che scappa, gente che fa da prestanome, il calcio non ha più nulla di sportivo da insegnare, è morto. 

Bonne Voyage Manenti, il carcere non ha né TV ne frigo bar, almeno sarà abituato.