martedì 17 marzo 2015

AU REVOIR ROMA

Questa Roma non ha bisogno d'esser raccontata, è ricaduta dentro quell'incubo da cui pareva esserne uscita. Firenze era il sogno, l'illusione di una squadra che gridava Ci siamo anche noi!, e che invece è tornata a rantolarsi tra le sue paure. Sant'Elia, dejavù. E' una Roma alla Face Off , che si punta la canna della pistola in fronte. Silenzio. Spara. La Roma si scioglie, non ci sta più con la testa, cade e non si rialza.
Fischi, fischi assordanti.
Si è vero, diluvia e fa un freddo cane ma l'Olimpico si scalda durante la prima frazione di gioco, sono dei segnali incoraggianti. Gli sbadigli si spezzano, a tratti gli undici in campo sono travolgenti in attacco e solidi in difesa. Non è la Roma di Totti, non è la Roma di Garcia, né degli assenti, alibi ingiustificabile. E' la Roma, punto. Gioca, diverte, si diverte, a sprazzi regala folate di bel calcio.
Ma è già l'inizio della fine. Quelle sabbie mobili che l'affossarono a Verona, ora hanno risucchiato l'anima della squadra fino all'ultima goccia di sangue, rimane solo una ciocca di capelli al di fuori della palude. Metafora dell'ultima speranza, sempre che ne rimanga un pizzico. Che la squadra ancora segua i dettami dell'allenatore, non c'è alcun bisogno di confermarlo. E' la verità. Altrettanto non si può dire per il contrario, Garcia ha perduto la brocca, il polso saldo, la mano ferma. E' il triste epilogo di chi si fa sopraffare dalle idee e dalle convinzioni piuttosto che dalla necessità. Ed ecco come Gervinho da idolo tramuta in epicentro di delusioni, azzannato da fischi aggravati. Di pessimo gusto, permettetemi. Perché quando vince sei di tutti, Roma mia; ma quando perde, stranamente, non sei di nessuno.
Pjanic non è da meno, scomparso come gli amici di quartiere nel momento di bisogno.
E' una sconfitta che fa male, colpisce pure gli ultimi baluardi resistenti, aggrappati con le unghie al carro dei vincitori, ma arresi ormai all'evidenzia di una squadra in apnea, a volte fisica, a volte mentale, in un'imperfetta miscelatura da film horror di serie B.

La Roma di quest'anno – quella bella, vivace, vigorosa – non c'è mai realmente stata, sono le statistiche a parlare. E ora tutti si augurano che questa stagione maledetta finisca presto, forse con l'ennesima rivoluzione, forse con gli ennesimi errori di mercato.