martedì 16 dicembre 2014

Il Mondiale del 1954: La Grande Ungheria // PARTE 3

Per la Prima Parte CLICCA QUI. Per la Seconda parte CLICCA QUI

E' il 1950. L'anno del Maracanazo. Il Brasile del mezzo secolo scherza, si diverte, vince, anzi stravince. E il Mondiale si gioca proprio nella terra verdeoro. Ma è un fallimento, completo. Il Maracanà, elegantemente vestito a festa e pronto a celebrare i suoi eroi, perde la voce, che si affievolisce, fino a perdersi fra i muri della vergogna e del disagio. A festeggiare nel silenzio sarà l'Uruguay. Nessun tifoso.

L'OLIMPIADE DEL 1952. Quel Mondiale lo avrebbe potuto vincere l'Ungheria, se solo lo avesse giocato. Qualche giorno prima dell'inizio della competizione internazionale, la Nazionale magiara beffeggia la Polonia con un 5 a 2. E' l'inizio della storia. Si, perché da lì in poi saranno trentadue le partite dell'Ungheria che non conosceranno sconfitta. Tutte guidate da Puskas, il filo trainante della manovra di Sebes. Nel mezzo, c'è l'Olimpiade di Helsinki. Venti gol in appena cinque partite. Solo due subiti. Il trofeo consegnato già all'arrivo in aereoporto. L'Ungheria asfalta ogni record. Kosics vince il titolo marcatori con sei reti segnate. Era chiamato Testina d'oro, per via della sua abilità area. Ed era alto 1,77 cm. Poi c'è Il Colonnello, Puskas, sempre lui, la mezz'ala trasformata in centravanti. L'Europa comincia ad ammirarlo, a sognarlo. Il Real Madrid lo guarda, lo scruta e ci scommette sopra. Cambierà la storia dei blancos, insieme a Di Stefano. L'anno seguente c'è ancora quella Coppa Internazionale sempre vicina, lì ad un passo, ma sempre svanita dalle tenaci mani ungheresi. Questa volta no. Questa volta l'Ungheria trionfa, con dieci gol del Colonnello, sulla Cecoslovacchia e sul nemico pubblico austriaco. Ennesimo trionfo.

3-6, LA STORIA. L'Ungheria è come i tedeschi moderni. Non si ferma. Ha fame. E' assetata di vittorie, di domini. Umilia gli inglesi, i baroni del calcio. Quando Stanley Rous, presidente del calcio inglese e futuro numero uno della FIFA, invita spocchiosamente, e con un po' di superbia, i ragazzi ungarici al teatro dei sogni, Wembley, Sebes accetta non solo la sfida, ma anche il suo linciaggio. E se dovessimo perdere? Faccia bene attenzione! Così apostrofò Matyas Rakosi, segretario generale del partito comunista. Ecco che l'orgoglio nazionalista ungherese si risveglia dal suo torpore, come ai tempi estremisti di Horthy, forse nemmeno così lontani. D'altronde davanti c'è un muro: l'Home Record. L'Inghilterra non hai mai perso in casa contro squadre non britanniche. Non lo farà nemmeno questa volta, per tutti. Ma non per Sebes. Lo studio alla partita è maniacale, morboso. Quasi ossessionato. Sebes viaggia in Inghilterra, odora l'erba bagnata dello stadio, assapora già il trionfo. Ritorna in patria, allarga i campi d'allenamento, chiama almeno tre volte a settimana la sua squadra. 3-6 è storia. 3-6 è il risultato finale della partita. E se l'Inghilterra gioca in casa, è presto detto il vincitore. Ancora l'Ungheria. La superiorità era talmente evidente che l'anno seguente si giocò la rivincita, a Budapest. Ma questa volta Puskas ed Kosics esagerarono. 7-1.


IL MONDIALE DEL 1954. Poi qualcosa nei dentellati ingranaggi ungheresi si rompe. Si spezza come i cocci di uno specchio frantumato insanguinato dalla rabbia di un pugno chiuso. E' il Mondiale Svizzero del 1954. L'Ungheria deve vincere. Ci sarebbe ancora la Polonia sul cammino dell'Aranycsapat, la squadra d'oro, ma si ritira, e l'Ungheria si qualifica direttamente, senza passare per il turno eliminatorio. In realtà, la squadra di Sebes demolisce prima la Corea del Sud con nove reti, poi la Germania dell'Ovest, con un 8-3. Ma è qui che iniziano le difficoltà. Puskas viene travolto da Werner Liebrich, che lo infortuna seriamente. Zoppica Ferenc. Esce, sostituito. Fa fatica a camminare lui, fa fatica a vincere l'Ungheria. Passa alla storia il quarto di finale, contro il Brasile. La Battaglia di Berna. Scontro durissimo, gioco spezzettato di continuo. Botte. Kosics racconta: Puskas farà parte della squadra? Mi creda, è molto difficile per me, da quando lui non gioca. Tutti mi stanno addosso, tutti mi attaccano. Qualsiasi cosa io faccia, non riesco a liberarmi di tutti, potremmo marcare il doppio di reti se ci fosse Ferenc». Ne metterà a referto quattro. Al Brasile, ma anche all'Uruguay in semifinale, altra partita estremamente complicata.
In finale c'è ancora la Germania dell'Ovest. Puskas ritorna, dal primo minuto. Si riaccende la fiamma, la speranza. 6 minuti d'orologio, Ferenc segna. Poco dopo il 2 a 0. L'Ungheria pregusta la coppa. Il popolo sogna. Ma il lancinante dolore accompagna le potenti gambe dell'ungarico, che soffre, che svanisce, evapora. L'Ungheria si chiude dietro, incapace di ripartire. La Germania segna. Segna ancora. E ancora un'altra volta. 3 a 2. La rimonta. Il Miracolo di Berna. C'è un buio alone, però, che copre la finale svizzera. Risvolti mai chiariti. Quasi tutti i giocatori tedeschi si ammalarono poco dopo di epatite, alimentando i sospetti di doping, come se fosse l'unica possibilità di battere l'Aranycsapat. E' la fine di un'era. Il termine di quelle trentadue partite senza sconfitta, mai eguagliate.


LA FINE E LA RIVOLUZIONE. Questa sconfitta non segna solamente la caduta di un mito. L'Ungheria ricade nell'angoscia di un regime totalitario, mascherato comunista. Le pressioni dei vertici dello Stato intimidiscono, umiliano, demoliscono Sebes, dipinto come il traditore della patria. La sua casa verrà svaligiata dal popolo inferocito. Accanito e vendicativo. Aizzato dal Governo. Non a caso Grosics, eletto miglior portiere del Mondiale, racconta: In serata arrivarono le più alte cariche politiche. Rákosi fece un discorso, il secondo posto era un buon risultato, e poi disse: "Nessuno di voi deve preoccuparsi di essere punito per questa partita" . Sapevo che intendeva esattamente l'opposto. Sapevo che qualcosa di brutto sarebbe accaduto. Mi ero scontrato più volte con l'AVH, la polizia di Stato. Sentivo di avere paura. Avevo ragione. Aveva ragione, sì. Grosics verrà arrestato con l'accusa di tradimento e spionaggio.
Da quella partita, l'Ungheria non si riprese mai più. Sebes rimase sulla panchina giusto un paio d'anni, prima che scoppiasse l'ennesima violenta, atroce, cruenta rivoluzione civile, tritata dai carrarmati sovietici. E' il 1956. La fine dell'Aranycspat.