martedì 11 novembre 2014

L'ULTIMO ELOGIO. CRISTIAN E STEFANO.


Due settimane sono passate. E ancora tutta una vita davanti, fra il dolore e la sofferenza per Luana. Scemerà, certo, ma non svanirà. Il papà migliore del mondo e il figlio più bello che esista, volano ancora, con le ali spiegate. Non fra le seggioline blu della tana giallorossa, e nemmeno fra i viali alberati d'arancio. Ma solo tra i cieli, cupi, di Roma. Gli Angeli non sorridono, e la città piange di dolore. Le pesanti gocce d'acqua si mescolano con le lacrime della morte.
Questa volta il calcio non ha mietuto vittime. Ha unito. Ha fortificato. Ha rafforzato i cuori, coperti dalla malinconia. E i cocci del vaso frantumato non potranno, questa volta, essere ricomposti. Non ci saranno schiamazzi in casa, non ci saranno piatti caldi serviti al marito, di ritorno dalla giornata di lavoro. Una tavola vuota. Ma nella tragedia, gli Angeli. Ancora loro. Ma non Cristian e Stefano. Sono Angeli terreni, questi. Angeli che vivono qui, da sempre. E' la gente. Di città, di campagna o di periferia, non importa. Fanno scudo alle avversità. Rendono commovente un funerale, che di commovente non può avere nulla. L'ossimoro della festa nera.

Piange anche De Sanctis, con l'ultimo regalo fra le mani, che tremano. E gli occhi innacquati, persi nel vuoto. Rossi disperati. La desolazione di una vita che non c'è più. Ma Cristian ha ancora il suo posticino, lassù fra gli altri marmocchi biondi. Stefano ha ancora il suo lavoro, bistrattato, sottopagato. Ma di questo non gli importava. Lui, la protezione gialla tra sputi ed insulti, fra calci e pugni, non ha bisogno di compassione. Lo fa per amore. L'amore che, nonostante tutto, mai gli mancherà. Dalla sua famiglia. Da sua moglie. Da suo figlio.

L'ultimo elogio. Mai funebre. Vivrete sempre, dentro ciascuno di noi.